lunedì 29 marzo 2021

Cattolicesimo politico e guerra


 
 

 

Il governo Draghi esprime, tra i punti fermi, la netta fedeltà all’Alleanza atlantica sotto la guida di Biden.  Di per sé la scelta del nuovo segretario di Stato Usa nella persona di Toni Blinken va nel senso di una continuità con la politica clintoniana e la visione di Michael Walzer, il grande teorico della “guerra giusta” e sostenitore dell’interventismo democratico.

La decisione di Biden di interrompere il sostegno all’Arabia saudita per il conflitto in Yemen non intacca il ruolo dei sauditi come primi acquirenti di armi a livello mondiale ( cfr. ultimo rapporto Sipri) e l’alleanza strutturale statunitense con la monarchia dei Salman. 


 

È in tale contesto che si comprende, a mio parere, il muro di gomma che incontrano, in Italia, le ragionevoli proposte avanzate dalla Rete pace e disarmo in merito agli interventi strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinato sulla destinazione dei fondi europei previsti dal Next Generation Eu. L’impegno di tutte le reti attive e consapevoli della società civile nel dialogo con tutti, esprime la fiducia nella comune umanità, nella forza della coscienza al di là dei numeri e dei capibastone. L’ultimo atto del governo Conte di revocare le concessioni all’export, verso Arabia Saudita e Emirati arabi uniti, delle bombe prodotte dalla Rwm in Sardegna è stata salutata come un fatto clamoroso di applicazione della legge 185/90, dopo tante interpretazioni elusive e fuorvianti. 


 

Decisivo è stato il voto, in tal senso, della commissione esteri della Camera a dicembre 2020. In parte ad opera degli stessi parlamentari che nel 2017, durante il governo Gentiloni, votarono contro una medesima mozione di stop all’invio di bombe per ripiegare verso l’impegno necessario per l’aiuto umanitario di una popolazione yemenita stremata da guerra, carestia e colera. Bisogna ricordare che solo con il governo anomalo Lega M5S è arrivata una prima sospensione all’invio di ordigni prodotti in Italia da una società controllata dalla multinazionale tedesca. Ma si sarebbe mosso poco senza la ostinata e mite resistenza del comitato riconversione Rwm.  

 Nel 2017 la posizione contraria allo stop da parte del Pd fu affidata ad un fine intellettuale cattolico democratico, il professor Nicoletti, mentre sempre a quell’area fanno riferimento l’attuale ministro della Difesa, Guerini, e la ex Roberta Pinotti.

Quel partito ha marginalizzato le posizioni alternative, come quelle di Scanu e Zanin, che, infatti, oggi sono fuori dal parlamento. Eppure se vogliamo esercitare un minimo di memoria storica, la critica verso l’Alleanza atlantica, nel secondo dopoguerra, si levarono non solo dai filosovietici ma da esponenti del cattolicesimo sociale. Il guasto di una subordinazione acritica verso gli Usa è indicata, oggi, dal generale Fabio Mini che ben conosce le dinamiche Nato e riconosce ai vertici statunitensi la capacità di rispettare posizioni che siano espresse con dignità. 

Nella commissione Nato sul futuro di tale organizzazione è presente Marta Dassù, dell’Aspen Institute Italia, mentre la politica estera dell’Italia risente dell’influenza di think tank come l’Istituto affari internazionali (Iai) fondato a suo tempo da Altiero Spinelli. Michele Nones, senior dello Iai, ha salutato come una prova di maturità il realismo politico assunto dai 5 Stelle con Di Maio agli esteri, mentre definisce ipocrita lo stop delle bombe ai sauditi. Osservazione che ha una sua ragione d’essere se, ad esempio, vediamo la strategia di Fincantieri, intenta a vendere navi da guerra all’Egitto di al Sisi in vista di maggiori commesse da sottrarre ai francesi. 


 

Fincantieri, a prevalente capitale pubblico, tramite la sua controllata statunitense, vende navi da guerra alla Marina militare Usa e a quella saudita.  

Così Leonardo ex Finmeccanica, sempre sotto controllo dello Stato, è il perno della conversione progressiva del patrimonio ex Iri dai settori civili d’avanguardia a quello bellico. Una scelta strategica bipartisan messa in atto dagli amministratori delegati, da Guargaglini a Profumo, che si sono alternati al vertice della società con sede a Roma.  Significativa la decisione, a fine febbraio, dell’on. Minniti di dimettersi da Parlamentare per andare a presiedere la fondazione Med-Or, di Leonardo.

L’ egemonia culturale alla fine incide sulla politica vera. Quella che decise ad esempio, come racconta l’ex presidente di Confindustria Genova, Stefano Zara, a dismettere un patrimonio enorme di conoscenze d’avanguardia in campo industriale per seguire, invece, i consigli della Mc Kinsey , grande società di consulenza strategica che ha, tra l’altro, elaborato la Saudi vision 2030. Secondo quel piano, il Paese del Golfo si propone di avviare un nuovo Rinascimento in tutti i campi perr ascendere tra le prime economie mondiali. In tale prospettiva si comprende l’organizzazione per marzo 2023 a Riyad di una grande fiera dei sistemi d’arma che vede la Francia di Macron in posizione di vantaggio. 


 

Con tutta la buona volontà, la società civile responsabile non sembra aver interlocutori reali in questo Parlamento e la situazione si complicherà con la riduzione del numero di deputati e senatori. La nuova legge elettorale resta un rebus e non sembra che faciliterà la rappresentanza delle voci non allineate.

Non è, perciò, un esercizio di nostalgia chiedersi davvero il senso della presenza dei cosiddetti cattolici democratici in politica, intesi come portatori di una cultura che dovrebbe essere permeata da una sana inquietudine verso qualsiasi potere. Occorre cercare il dialogo adesso, a partire dalle associazioni e circoli che hanno quelle radici originali, confuse, nel racconto pubblicitario post berlusconiano, con un cattocomunismo che è ben altra cosa. Il vero pericolo, per essere chiari, è quello di essere “utili idioti” della tecnocrazia nichilista. La vera bestemmia contro questo idolo la continua a pronunciare papa Francesco quando denuncia l’economia che uccide e il dogma liberista della ricaduta favorevole ( trickle-down). Ma è stucchevole citare il papa senza prenderlo sul serio con scelte laiche e controcorrente.


 

Ovviamente non è un discorso da confinare dentro un’area incerta di partito ma è alla radice di quell’esame di coscienza che, ad esempio, Sergio Paronetto, riteneva indispensabile per poter lavorare, nel 1942, al Codice di Camaldoli, a quei principi ricostruttivi che poi sono confluiti nella Costituzione di una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che ripudia la guerra. Si trattava di pentirsi di ogni collusione con la predicazione dell’obbedienza alle autorità che hanno condotto, dai monarchi sabaudi al regime fascista, il popolo italiano a legittimare l’uccisione di massa immolando i propri figli. Non è un caso se, a 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, abbiamo assistito ad un ennesimo accordo trasversale, da Gasparri a La Torre, per boicottare la legge Scanu Zanin che voleva riconoscere l’orrore delle esecuzioni sommarie ordinate dagli ufficiali italiani contro i loro soldati.

Con l’epidemia ancora in corso, un vero esame di coscienza deve portare l’Italia a dirottare gli investimenti europei nei settori strategici di avanguardia, diversi da quello delle armi. In linea con il cosiddetto Green new deal europeo. Basta dare questa missione esplicita alle aziende controllate dallo Stato e al neo ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani: uno scienziato che arriva, non dai tanti pensatoi dell’ambientalismo, ma da Leonardo Spa.


 


Come ci ha insegnato con la propria vita Joseph Rotblat, non esiste una scienza neutra staccata da una visione del mondo e dell’umanità. Il fisico polacco (Nobel per la pace 1995) abbandonò il progetto di quella bomba atomica che alcuni suoi colleghi, invece, festeggiarono una volta che fu lanciata su Hiroshima e Nagasaki. È, perciò sempre più attuale l’invito del manifesto Russell Einstein : «ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto». 


 

La premessa di una conversione ecologica integrale che è ragionevole e desiderabile come ci dice ancora Alex Langer. Di irragionevole e folle, “alienum est a ratione”, è solo la guerra. 

Pubblicato sul numero di marzo 2021 di Mosaico di pace 

 

 

 

 

 

 

 


martedì 5 gennaio 2021

Il resto è mitologia

 

Dal Natale 2020 a questi giorni di inizio anno mi accompagna la condivisionedi questa consapevolezza estratta dagli scritti di Ernesto Balducci 


 

Il resto è mitologia

Se quello del Vangelo è un annuncio che, nonostante il passar dei secoli non siamo riusciti ad assorbire come altre forme culturali, è perché ci propone un radicale cambiamento, ci dice che se noi cerchiamo Dio nelle stelle non lo troviamo, se cerchiamo Dio nei nostri sogni devoti, non c'è. Dobbiamo cercare Dio nel bambino che nasce oggi e che chiede, lo sappia o no, un mondo in cui la vita è accolta, in cui si canta gloria attorno alla vita che nasce, non attorno ai carri dei trionfatori. Questo Dio, se ha un nome, ha il nome dell'uomo, dell'uomo debole, nato fuori della città.

Noi vorremmo un Dio grande, onnipotente, un Dio degli eserciti, no! Egli ci delude, passa attraverso le piccole cose della vita, ed è proprio a quelle cose che la nostra culla è inadatta, perché in noi è la volontà di potenza, che alligna perfino nel più sprovveduto degli uomini, in quanto i generali insegnano ai caporali come si fa a essere prepotenti. Noi non riusciamo a sentire il passo di Dio; attendiamo l'uragano e Dio viene verso di noi con passo di colomba, con semplicità silenziosa, con i segni della pace. Dio è un profugo, è un escluso. Non abita nel Pretorio né nel Sinedrio. Come dice la Scrittura: «Giuseppe entrò in Giudea, ma aveva paura e se ne andò verso Nazareth». I genitori di Gesù sono persone impaurite …Questa è la verità del Dio che entra nella storia. Il resto è mitologia.

 

Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace” – vol. 2